WhatsApp: un audio vale come prova legale?


novembre 18, 2017 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Sicurezza Informatica Report


Se ti trovi attualmente nel bel mezzo di un procedimento legale e la tua unica prova è un messaggio vocale inviato da WhatsApp, tieni presente che questo file può funzionare ed essere utile per vincere la causa.

Data la popolarità di questa applicazione (più di 1,2 miliardi di persone sono collegate ogni giorno) e il numero di audio inviati tramite essa, è ora possibile presentare reclami su ricatti, minacce e persino definire casi di divorzio. Tuttavia, affinché i messaggi vocali siano presentati davanti a un giudice, è importante che soddisfino determinati requisiti. Almeno, secondo gli avvocati specializzati in reati informatici.

I file, infatti, devono avere due requisiti: legali e acustici. I primi fanno riferimento agli audio, che devono essere nel loro stato originale; quindi, è necessario estrarli in un laboratorio forense. Se vengono inoltrati, perdono qualità e, quindi, validità legale. Mentre per l’acustica, ciò significa che devono avere una buona risoluzione, ovvero la dizione della persona che invia il messaggio deve distinguersi.

Un sondaggio condotto da Adalid Corp., una società di consulenza specializzata in sicurezza informatica, ha rivelato che delle prove digitali presentate oggi nei procedimenti giudiziari, il 60% sono email e il 35% chat di WhatsApp. Di questi, il 23 per cento sono messaggi vocali. Il resto sono pagine Internet e altri.

Le persone non capiscono un concetto molto importante e spesso ignorato: la firma elettronica. Questo si riferisce al modo in cui una persona ha un collegamento legale con un documento. Oggi, vengono usate le firme biometriche nel mondo, una tendenza che consente di legittimare le cose attraverso il volto, la voce e l’impronta della persona.

WhatsApp: un audio vale come prova legale?


 

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