WhatsApp , i messaggi inviati e ricevuti considerati fonte di prova durante un procedimento giudiziario


febbraio 23, 2018 Facebook Twitter LinkedIn Google+ Aspetti Legali Informatici,Perizia Informatica,whatsapp


La sentenza numero 1822 dello scorso 16 gennaio 2018 delle Sezioni Unite della corte di Cassazione è stata decisiva nel fornire un grande contributo a quelle che sono le prove documentali da presentare durante un procedimento giudiziario. Secondo la decisone della Corte i messaggi contenuti nella memoria del telefono sono considerate a tutti gli effetti prove documentali ai sensi dell’art 234 c.p.p.
Non soltanto i messaggi ordinari ma anche quelli contenuti su whatsapp, la famosa app che permette una messaggistica istantanea e veloce, ormai utilizzata da tutti i dispositivi del mondo, nei sistemi operativi sia Android che Apple.
I dati informatici sono considerati vere e proprie prove documentali e vengono equiparati a queste.
Dopo la decisione del 16 gennaio si apre un dibattito molto accesso che porta a delle riflessioni su come il diritto debba andare di pari passo con l’attualità e debba aggiornarsi costantemente.
Le nuove tecnologie fanno parte della quotidianità, influenzano il diritto che si è adeguato al loro ingresso nella società tanto che l’introduzione dei “ reati informatici “ rappresenta un passaggio molto importante.
L’introduzione tra le prove documentali dei messaggi contenuti nella memoria del telefono e su whatsapp è un ulteriore passaggio che porta a quello che ti tende a definire come un “ diritto modernizzato “ che segue la storia e non rimane indietro. Nella sentenza che è arrivata fino in Cassazione, l’indagato di un reato fallimentare, dopo che gli sequestrarono tutti i beni, tra questi il suo smartphone, dal quale vennero estratti dei dati informatici rilevanti, fece ricorso lamentando l’estrazione di questi .
Secondo i giudici della Suprema Corte non si tratta in questa specifica circostanza di intercettazione, poiché i dati non vengono estratti da una conversazione in corso, sono considerati veri e propri mezzi di prova equiparati alla confessione, testimonianza, presunzioni e scrittura privata. Le decisioni giurisprudenziali più recenti tra cui l’ultima quella del 16 gennaio della Cassazione, fanno notare come le innovazioni tecnologiche spingono il diritto ad adeguarsi a quello che è il loro avanzamento ed il loro utilizzo nella vita quotidiana.
Cristina Crupi

 

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PER IL RECUPERO DELLA CHAT CON VALORE LEGALE
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