Valore e prova legale whatsapp

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Valore e prova legale whatsapp


Forniamo valore e prova legale ai messaggi di whatsapp grazie all'analisi forense del dispositivo o del computer. Contattaci per la tua analisi forense whatsapp [ click qui ]

Conferiamo valore legale probatorio a qualsiasi documento informatico, rispettando le caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità richieste dai giudici :

1) Valore legale di una email

Per approfondire [ valore legale email ]

2) Valore legale di un SMS.

Per approfondire [ valore legale sms ]

3) Valore legale di una Chat come WhatsApp

Per approfondire il significato del [ valore legale di una chat ]

Per procedere alla CARTIFICAZIONE CON VALORE LEGALE è sufficiente richiedere un'ANALISI FORENSE tramite questo modulo [ click qui ] poichè presentare immagini o contenuti senza estrarli in modo forense non ha valore legale e se contestate dalla controparte perdono subito significato.

La acquisizione forense certificata di Whatsapp può essere utilizzata per :

  • Conferire valore legale alla chat whatsapp;
  • Verificare ll’utilizzo del controllo remoto whatsapp web forensics ai fini di spionaggio e monitoraggio delle chat;
  • Analizzare i file di log di Whatsapp al fine di ricostruire l’attività dell’utente;
  • Documentare atti con finalità di produzione in giudizio, deposito in fascicolo processuale, predisposizione di allegato a denuncia/querela in processi penali o richiesta di risarcimento in ambito civile o denuncia per diffamazione ;
  • Verificare e attestare un alibi informatico;
  • Recupero dati e chat cancellate da Whatsapp su cellulari e smartphone

Possiamo procedere in due modalità per CERTIFICARE UNA CHAT WHATSAPP:

1) Effettuando un'analisi forense classica con il dispositivo da inviare ai nostri laboratori. I costi sono logicamente più alti ma si ha il vantaggio di certificare tutte le conversazioni del dispositivo .

2) Procedendo alla certificazione con valore legale anche di una sola chat whatsapp ( se dovessimo ad esempio certificare solo i messaggi con una persona e non tutte le chat del dispositivo ) senza inviare il dispositivo ai nostri laboratori, connettendoci online da remoto per autorizzare l'accesso alla vostra versione whatsapp web. Soluzione molto più economica e veloce ma indicata solo per certificare poche conversazioni.

 

Compilate il modulo
ANALISI FORENSE per conferire valore legale certificato
ad una chat o sms

 

Cosa dice la legge ? WhatsApp fa prova legale

La Cassazione aveva già riconosciuto pieno valore probatorio per gli SMS e per le immagini contenute negli MMS, ritenute “elementi di prova” integrabili con altri elementi anche in caso di contestazione (Cass. Civ. 11/5/05 n. 9884), chiarendo peraltro che in caso di disconoscimento della “fedeltà” del documento all’originale, rientrerebbe nei poteri del Giudice accertare la conformità all’originale anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni (Cass. 26/01/2000 n. 866, ex multis). Allo stesso modo, tali disposizioni normative sono state invocate con riguardo ai messaggi WhatsApp ai quali peraltro, costituendo documenti informatici (ormai equiparati ai documenti tradizionali ai sensi della L. 40/08) a tutti gli effetti, si applicano tutte le norme in materia presenti nel nostro ordinamento.

Usi WhatsApp ? Tutto quello che invii e ricevi diventa legale come una raccomandata con ricevuta di ritorno. Ecco cosa accade oggi utilizzando WhatsApp come prova legale, ovvero quando il messaggio ha ottenuto la DOPPIA SPUNTA COLORE BLU.

Nello specifico, i tre diversi tipi di spunte WhatsApp hanno questo significato:

Una spunta verde/grigia -> indica che il messaggio è stato inviato correttamente (ma non ricevuto).
Due spunte verdi/grigie -> indicano che il messaggio è stato ricevuto dal destinatario (ma non letto).
Due spunte blu -> indicano che il messaggio è stato letto. E’ il cosiddetto “doppio controllo” (o double check, in inglese) che segnala la conferma di avvenuta lettura.

WHATSAPP COME PROVA LEGALE  :

  1. E’ AMMESSO COMUNICARE IL LICENZIAMENTO TRAMITE WHATSAPP

il Tribunale di Catania (Sez. lavoro Ordinanza, 27.06.2017) ha ritenuto che il licenziamento comunicato al lavoratore tramite WhatsApp assolva l'onere della forma scritta trattandosi di un documento informatico che, grazie al sistema delle doppie spunte (grigie quando il messaggio viene consegnato e blu quando viene letto) dà un riscontro completo della data e dell'ora di ricezione e lettura.

  1. E’ POSSIBILE COMUNICARE L’ASSENZA PER MALATTIA TRAMITE WHATSAPP

Il lavoratore può informare il datore dell'assenza per malattia con un messaggio WhatsaApp, trattandosi di una modalità il cui invio diventa più efficiente di una raccomandata a/r perché la "doppia spunta" grigia e blu dà informazioni immediate su data e ora di consegna e lettura (Tribunale di Roma, sentenza n. 8802/2017)

  1. SI PUO’ ESSERE LINCENZIATI PER UN MESSAGGIO WHATSAPP CONTRO IL DATORE DI LAVORO

Sempre in tema di licenziamento, il Tribunale di Milano (Sez. lavoro sentenza, 30.05.2017) ha ritenuto che fosse giusta causa di licenziamento la creazione di un gruppo WhatsApp utilizzato per denigrare il datore di lavoro, così sminuendo l'autorevolezza e il potere esercitato dallo stesso nei confronti degli altri colleghi.

  1. E’ CONSENTITO DIMOSTRARE ATTIVITA’ DI LAVORO SUBORDINATO TRAMITE WHATSAPP

I messaggi inviati tramite WhatsApp, contenenti anche fotografie, possono contribuire a dimostrare l'attività di lavoro subordinato, trattandosi di prove documentali che, insieme alle testimonianze, provano l'attività svolta come dipendente (Tribunale di Torino, sentenza n. 55/2018).

  1. E’ POSSIBILE OTTENERE LA CONDANNA AD UN PAGAMENTO DOVUTO PER UN MESSAGGIO DI CONFERMA SU WHATSAPP

I messaggi di WhatsApp legittimamente prodotti in giudizio, sono stati utilizzati per ottenere la condanna di una donna al pagamento delle somme di denaro di cui, in detti messaggi, riconosceva essere debitrice (Tribunale di Ravenna, sentenza n. 231/2017). In altre parole, alla luce della sentenza citata, il messaggio inviato in una chat di WhatsApp con il quale si afferma di avere un debito nei confronti del destinatario equivale ad un riconoscimento del debito stesso ex art 634 c.p.c.

  1. E’ PERSEGUIBILE IL REATO DI DIFFAMAZIONE PER UN COMMENTO FATTO SU UN GRUPPO DI WHATSAPP

Il Reato di Diffamazione si intende nel momento in cui l’offesa viene comunicata ad almeno due persone ( quindi un gruppo di whatsapp e non una chat privata ) ed è offensiva dell’altrui reputazione che si intende come onore e decoro di una persona, circa l’opinione degli altri. Per offesa alla reputazione si intende anche l’attribuzione di un fatto illecito quando questo viene identificato come riprovevole dalla comunità, in base a principi condivisi: si ricorda l’insulto alla professionalità, ai difetti fisici o per esempio l’attribuzione di appellativi come “ladro” ad una persona, anche qualora fosse condannata per furto.

  1. SI RISCHIANO SANZIONI PER LA PUBBLICAZIONE SU GRUPPI WHATSAPP DELLE IMMAGINI DEI PROPRI FIGLI MINORI

l Tribunale di Mantova Tribunale di Mantova, 19 settembre 2017) ha recentemente affermato la necessità del consenso di entrambi i genitori (o meglio: che non sussista l’opposizione di uno di essi) per la pubblicazione delle immagini dei figli minori su WhatsApp.

  1. SI COMMETTE REATO SE SI PUBBLICANO FOTO ALTRUI SU GRUPPI WHATSAPP SENZA IL CONSENSO DEGLI INTERESSATI

Se un privato pubblica un’immagine altrui senza aver ottenuto il consenso di chi vi è ritratto commette un illecito civile e l’interessato può chiedere al Tribunale di ordinare all’autore della pubblicazione o al gestore dello spazio online la rimozione immediata delle immagini o dei video. Se la pubblicazione delle immagini ha provocato un danno, anche morale, a chi vi è ritratto, questi può chiedere il risarcimento. Il risarcimento e la rimozione possono essere richiesti anche dai genitori, dal coniuge o dai figli della persona ritratta.

  1. E’ REATO DI STALKING SE SI MANDANO TROPPI MESSAGGI SU WHATSAPP AD UNA PERSONA

Il reato di stalking (dall'inglese to stalk, letteralmente "fare la posta") è entrato a far parte dell'ordinamento penale italiano mediante il d.l. n. 11/2009 (convertito dalla l. n. 38/2009) che ha introdotto all'art. 612-bis c.p., il reato di "atti persecutori", il quale punisce chiunque "con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita". Recentemente il reato di stalking su whatsapp è stato ridimensionato per il fatto che un utente può effettuare il blocco dei messaggi in modo molto più semplice e veloce di un sms.

Come si può fare per ottenere una prova informatica?


Esistono metodi utilizzati dagli studi di analisi forense per certificare lo stato di un normale documento informatico in una determinata situazione nel tempo, che possono conferire ai documenti normalmente impiegati un valore di indizio o prova informatica; questi metodi sono riconosciuti da tutti i paesi firmatari della convenzione di Budapest del 2001, ratificata dall’Italia con la Legge 18 marzo 2008, n. 48.
L’applicazione di queste metodologie permette al nostro studio di presentare documenti informatici dotati di valore probatorio adottando misure tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati originali e ad impedirne l’alterazione  (art. 244, comma 2, secondo periodo, del codice di procedura penale)

Il codice civile disciplina espressamente numerosi documenti che possono costituire prova nel giudizio ancorché non sottoscritti dal suo autore: il telegramma (art. 2705 cod. civ.), i registri domestici (art. 2707 cod. civ.), le annotazioni del creditore a margine dei documenti in suo possesso (art. 2708 cod. civ.), le scritture contabili prodotte contro l’imprenditore (art. 2709 e ss. cod. civ.), le copie delle scritture (art. 2714 e ss. cod. civ.), e, cosa più importante ai fini di questa breve trattazione, le riproduzioni meccaniche (fotografiche, informatiche o fonografiche) di atti o fatti (art. 2712 cod. civ.) La posta elettronica, consistendo in un testo (con o senza allegati) inviato al gestore del servizio perché sia inoltrato a destinazione con la consegna nella casella di posta elettronica del destinatario, appare ipotesi assimilabile − sul piano dell’efficacia probatoria e in via analogica − a quella del telegramma: se il messaggio non è sottoscritto (e la maggior parte delle e-mail non lo è) il giudice può ritenere provati i fatti in esso descritti sino a che la parte, contro cui il documento viene utilizzato, non lo disconosca.
La giurisprudenza di merito è giunta − tuttavia − ad affermare (prevalentemente al fine di emettere decreti ingiuntivi) che l'e-mail costituirebbe sempre un documento informatico sottoscritto con firma elettronica poiché il mittente, per inviare il messaggio, è obbligato a inserire il proprio identificativo personale (username) e il proprio codice di accesso (così Trib. Verona 26 novembre 2005 in Giur. merito 2005,10,2129)

Ulteriori considerazioni e riferimenti normativi

Il codice di accesso inserito per accedere ad un servizio telematico, dunque, non è una «firma» apposta o associata al messaggio di posta elettronica (col quale non ha alcun legame tecnologico, logico o giuridico) ma è diretta al fornitore del servizio per ottenere l'adempimento del contratto: il motivo per cui il mittente del messaggio inserisce nel sistema la propria password non consiste nella volontà di «far proprio» il contenuto del documento inviato con la posta elettronica, ma nella volontà di ottenere, da un soggetto diverso dal destinatario, l'accesso al sistema che consente e garantisce l'inoltro a destinazione della posta elettronica. Perché un documento informatico soddisfi il requisito della prova scritta richiesto dall’art. 633 cod. proc. civ. è, dunque, necessario che ad esso sia consapevolmente, da parte dell'autore dello scritto, apposta o associata in modo inscindibile e immodificabile una sequenza di caratteri verificabile e riconducibile all'autore del documento. Dunque, è necessario che esso sia equivalente ad una scrittura privata; e ciò avviene solo quando il documento informatico è sottoscritto con una firma avanzata, qualificata o digitale, ex art. 21 c.a.d. Un messaggio di posta elettronica, non munito di firma apposta o associata al messaggio, è − pertanto − un documento scritto (su supporto informatico), trascritto (per via telematica) ma non anche sottoscritto (perché non è firmato). Anche le riproduzioni «meccaniche» (tra cui rientrano, ex art. 23 del d.lgs. n. 82 del 2005, anche le riproduzioni informatiche) formano piena prova dei fatti o delle cose in esse rappresentati, se non sono disconosciute in giudizio dalla parte contro cui vengono prodotte (art. 2712 cod. civ.). Nell’elencazione, non tassativa, dell’articolo 2712 cod. civ. non rientrano le copie fotografiche di scritture e i telegrammi, che sono ipotesi specificamente disciplinate dagli artt. 2719 e 2705 cod. civ. Rientrerebbe, invece, il telefax, secondo una tesi che sembra accolta dalla giurisprudenza di legittimità, seppure aspramente criticata dalla dottrina assolutamente maggioritaria, che si richiama ai principi dell’art. 2719 cod. civ. (copia fotografica di scritture). Invero, il meccanismo di trasmissione di un fax si fonda, essenzialmente, sulla digitalizzazione a bassa risoluzione dell’originale (attraverso la scansione ottica pag. 12/22 del documento inserito nella macchina), nell’invio a distanza dell’immagine del documento (da cui il nome: tele-facsimile), utilizzando un modulatore di suoni e, come veicolo di trasporto, la linea telefonica e, infine, nella demodulazione dei suoni e nella stampa del documento. Il fax, pertanto, costituisce una copia teletrasmessa dell’originale, che resta in possesso del mittente. Sembra, dunque, che il documento che perviene al destinatario sia assimilabile ad una copia fotografica del documento originale (una sorta di fotocopia a distanza) più che ad una riproduzione informatica o fotografica. Pur non essendo firmata in originale, dunque, la copia teletrasmessa mantiene la stessa efficacia del documento originale se la sua conformità non viene espressamente disconosciuta (o è attestata da un pubblico ufficiale autorizzato) come dispone l’art. 2719 cod. civ. L’applicazione dell’art. 2719, peraltro, è conseguente ad una applicazione estensiva, più che analogica, della norma poiché il fax, in quanto immagine dell’originale, che può rimanere archiviata nella memoria della macchina telecopiatrice come una copia informatica o essere teletrasmessa e stampata su carta, è assimilabile ad una copia fotografica della scrittura originale. Quanto all’efficacia probatoria del fax, argomentando sulla base della giurisprudenza formatasi sulle copie fotostatiche o fotografiche, occorre distinguere il disconoscimento della conformità della copia all’originale dal disconoscimento del contenuto del documento o della sottoscrizione.

VALORE PROBATORIO DI UNA PAGINA WEB

Il nostro studio offre su richiesta anche un servizio di autenticazione con valore legale dei contenuti disponibili su internet [ approfondisci qui ].

Ciò che appare sullo schermo del nostro computer quando accediamo ad un sito internet non è altro che la replica, scaricata nella memoria di lavoro del nostro PC, delle informazioni presenti sul sito che stiamo visitando. Si tratta, pertanto, della «rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti» o, in altri termini, di un documento informatico. La pagina web (così come i messaggi di posta elettronica non muniti di firma elettronica o i messaggi di testo SMS) è dunque un documento che può essere introdotto nel giudizio come prova anche se non sottoscritto.

Furto della casella di posta o accesso abusivo al vostro account email ?

Vi rimandiamo alla pagina [ Furto casella di posta elettronica o accesso abusivo account email : cosa fare ? ]

Come capire se la propria identità è stata rubata ?

Vi rimandiamo alla pagina [ FURTO DI IDENTITA' : cosa fare ? ]

 

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